Sebbene la UX sia diventata una disciplina matura, non esiste un processo standard che prescriva il processo UX da eseguire, come i passaggi di una “ricetta ideale”. Il processo UX si deve infatti calare nelle varie realtà aziendali e quindi si deve adattare (in molti casi deve anche “farsi spazio”) nei differenti metodi di lavoro.

Se si vuole un moderno “processo UX” ci sono comunque dei punti fondamentali dai quali non si può più prescindere: il processo UX deve essere iterativo, deve avere le fasi di “UX research” e di “UX testing”.

UX research

L’analisi “vecchio stampo” (nei sistemi cosiddetti waterfall) consisteva in un documento redatto dagli analisti, creato sulla base di altri documenti redatti dai project managers. Solo dopo questa analisi poteva iniziare la sola e unica fase (molto lunga) di UX design, seguita dallo sviluppo.

In un contesto moderno invece lo UX designer deve avere un ruolo fondamentale nell’analisi: questa fase si chiama UX research e serve per capire prima di tutto quali sono i desiderata degli utenti, ossia coloro che utilizzeranno il sistema.

Nella UX research infatti sono gli UX designers a parlare direttamente con gli utenti finali del sistema per delineare i differenti profili degli utenti del sistema (le cosiddette “personas”) e per capire quali sono i “desiderata”, ossia “cosa” l’utente si aspetta dal sistema per gestire o migliorare le proprie attività, in termini di tempo e qualità.

UX testing

Sebbene un ipotetico UX designer sia super esperto, abbia utilizzato i pattern più adatti alla situazione e abbia eseguito nel migliore dei modi la fase iniziale di UX research, nessuno può sapere come reagirà l’utente quando userà il sistema. La fase per osservare le reazioni dell’utente alle prese con il software si chiama usability testing.

Lo usability testing può essere realizzato con svariati metodi; il metodo più semplice consiste nelle seguenti operazioni:

  1. preparare una lista di task da impartire all’utente
  2. individuare i tester: se possibile almeno uno per personas, meglio se si riesce a coinvolgere un maggior numero di utenti corrispondenti alle personas coinvolti nei task scelti
  3. organizzare una sessione di testing e invitare i tester
  4. sedersi accanto al tester
  5. impartire al tester i task preparati in precedenza, uno alla volta
  6. per ogni task affrontato osservare in silenzio l’utente (senza dare ulteriori indicazioni o istruzioni) e annotare sia i problemi riscontrati dall’utente nell’affrontare il task, sia l’esito del test, ossia se il task è stato portato a compimento o meno
  7. ripetere lo usability test su altri utenti
  8. analizzare il documento con le annotazioni e, nel caso siano sorti problemi ricorrenti, decidere di intraprendere delle soluzioni correttive (ux re-design)
  9. ripetere lo usability test sui task che coinvolgono le modifiche apportate

Il ciclo termina quando il sistema permette di eseguire tutte le funzionalità richieste e l’utente riesce a portarle a termine in autonomia: solo in tal caso possiamo affermare che lo UX design è stato realizzato correttamente.

Conclusioni

In un moderno processo UX la fase di analisi di un software viene realizzata in gran parte dagli UX designers: tale fase si chiama UX Research e produce dei desiderata, ossia le operazioni che l’utente vuole poter fare utilizzando il software. Il “come” fare determinate operazioni viene deciso dagli UX designer, che ipotizzano varie possibilità e ne concretizzano una insieme al team. Il risultato è un prototipo, che sarà ciclicamente testato dagli utenti del sistema durante le fasi di UX testing.

Lo UX testing e la pianificazione delle attività rimanenti guiderà le successive fasi di sviluppo, design UX e re-design UX, in modo da convergere sia verso i desiderata del sistema (il “cosa”) sia verso la massima usabilità per l’utente (il “come”).